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Campania. Crisi settore vitivinicolo: la Coldiretti scende in campo

Le problematiche connesse al ritiro delle uve e i prezzi da corrispondere alla produzione che si stanno delineando con l’avvio della vendemmia mette in stato di allerta la Coldiretti campana che costituisce una task force  e formula delle indicazioni per l’adozione di misure ed indirizzi utili a fronteggiare l’emergenza e a rilanciare la crescita della vitivinicoltura regionale.

L’iniziativa che vede il coinvolgimento dei presidenti e dei direttori provinciali e regionali e dell’ufficio vitivinicolo nazionale Coldiretti con incontri territoriali con imprese ed istituzioni è motivata dall’intento di predisporre una strategia politico-sindacale che nel breve, medio e lungo periodo, possa dare risposte concrete alle esigenze del settore, sia nella fase della produzione delle uve a monte che nella fase di trasformazione e commercializzazione del prodotto vino a valle. L’attuale  situazione di crisi che attraversa la filiera sta mettendo a dura prova la tenuta delle aziende.

Una regione, quale quella campana, con 3 DOCG, 18 DOC e 9 IGT che ha conosciuto nel 2008 un incremento  dell’export del vino del 19,8%, passando da 18 milioni di euro del 2007 ai 21 milioni, a fronte di un andamento nazionale del +1,7%  non può vedere mortificato, con prezzi assolutamente non remunerativi, una produzione che è il fiore all’occhiello di un intero territorio e che rappresenta il migliore biglietto da visita in Italia e all’estero del made in Campania – rileva Coldiretti Campania. Urge allora – a parere di Coldiretti – un’azione decisa ed efficace, di sistema, che, con il coordinamento dell’Organizzazione, faccia emergere delle proposte serie e concrete per dare risposte al comparto, prima che sia troppo tardi.

“Le condizioni sono mature per dare una svolta ai rapporti di filiera, anzi, forse, per costruirli, nel rispetto dei singoli ruoli. Non  è possibile più assistere passivamente ad azioni, spesso silenti, che mirano a svincolare il prodotto dal territorio a tutto vantaggio di una politica del marchio aziendale che può in modo incontrollato approvvigionarsi sul mercato globale più convenientemente” – afferma il presidente di Coldiretti Campania Gennarino MASIELLO. E’ questo il disegno a cui intende opporsi Coldiretti, per dare un futuro alla vitivinicoltura  campana di qualità.

“Occorre riaffermare con forza e decisione la valenza del legame del vino con il territorio d’origine e riaffermare che è il territorio che dà qualità, tipicità ed unicità ad un prodotto che non può essere massificato” – evidenzia Masiello. Per questo Coldiretti sollecita controlli più severi delle produzioni e dei disciplinari per i vini a marchio comunitario, una rintracciabilità più sicura e controllata, un marketing più aggressivo per valorizzare le denominazioni e non i marchi, maggiore professionalità nelle cantine e nei vigneti, rapporti tra le parti più trasparenti, ed un’etica d’impresa ed un ruolo sociale più attento alle persone produttrici e ai consumatori. 

“Il rischio vero –  afferma il direttore di Coldiretti Campania Sorbo – è l‘estromissione dal mercato delle nostre imprese. E questo Coldiretti, che ha fatto della qualità e della tipicità dei prodotti agricoli una sua precisa bandiera, non può permetterlo. Produrre o approvvigionarsi laddove la materia prima costa meno in un mercato che ha perso qualsiasi riferimento all’origine non può applicarsi alle produzioni agricole, né, a maggior ragione ad un prodotto che sul legame con il territorio ha fatto un suo punto di forza”.

Con questi riferimenti Coldiretti intende attivare una strategia per il medio, lungo periodo capace di dare indicazioni concrete alla filiera, sia attivando o rivitalizzando quanto già esiste, sia proponendo eventuali nuove iniziative.

(Di Nicola Rivieccio, giornalista Arga Campania, Coldiretti Napoli [nicola.rivieccio@coldiretti.it])

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