Categorie

Archivio

La razza suina “Cavour ” ritorna in Piemonte e Valle d’ Aosta

Correva l’anno 1927 quando Ettore Mascheroni studioso di zootecnia nella sua opera “Zootecnia Speciale” rilevava 22 razze suine presenti in Italia: fra questa la razza Cavour. Eppure già allora con l’introduzione di sangue inglese alcune delle nostre razze autoctone finirono per perdersi fino a scomparire del tutto o quasi. Fu dopo la seconda guerra che la razza Cavour scomparve definitivamente e con lei tante altre razze locali.

In passato in molte regioni sono stati portati avanti tentativi di creazione di nuove razze con caratteristiche simili a quelle estinte, come il Nero di Parma e il suino della Marca. Di recente anche in Piemonte è stato avviato un interessante progetto per ricreare una nuova razza suina che richiami le caratteristiche della già citata razza Cavour.

L’iniziativa porta la firma di Roberto Costa, produttore di vini in Castellinaldo, in collaborazione con Riccardo Fortina del Dipartimento di Agraria dell’Università di Torino nonché fondatore dell’associazione RARE con la quale Unaga ha siglato nel settembre 2018 a Guastalla un patto di collaborazione per la formazione dei giornalisti specializzati.

Sono così state create 4 linee di ibridi suini utilizzando come progenitori dei verri e delle scrofe di razze autoctone italiane, come la Cinta Senese, l’Apulo-Calabrese e il Nero di Parma, nonché esemplari ibridi derivanti da precedenti incroci tra razze italiane. Con questo lavoro la discendenza ottenuta dagli incroci è stata in gran parte selezionata e i suini si presentano con caratteristiche morfologiche omogenee e riconducibili a quelle della razza di Cavour; ma ciò che più risalta è l’alta qualità delle carni.

Un altro progetto, per il quale si auspica la partecipazione della Regione Piemonte, vedrà ancora la collaborazione con RARE, l’Università di Torino e l’Associazione Regionale Allevatori del Piemonte, ed è finalizzato al riconoscimento da parte dell’ANAS di questi animali e alla loro iscrizione al registro delle nuove razze suine italiane. Non è invece ancora definito il nome della razza, ma sicuramente richiamerà il colore nero, l’origine piemontese e la presenza storica dell’ormai estinta razza di Cavour.  Ad oggi sono circa 10 gli allevatori tra Piemonte e Valle d’Aosta e i capi circa 700 .

Per UNAGA Fabrizio Salce

BUON NATALE DI UNAGA 2018, CON L’ALBERO DEI CONFETTI D’ABRUZZO

Con l’albero dei confetti con il sapore d’ Abruzzo i migliori Auguri

Nei giorni scorsi il Presidente di Unaga Roberto Zalambani ha visitato la Fabbrica Italiana Contadina (FICO) di Bologna soffermandosi con i responsabili di alcuni stand che in questi mesi hanno dimostrato una particolare attenzione nei confronti della stampa specializzata. Tra essi Federica Solazzo responsabile dello spazio del Consorzio Mortadella Bologna e Roberta Zulli ( nella foto ) titolare dell’area dedicata ai famosi Confetti William Di Carlo di Sulmona (AQ) che , per l’ occasione, ha realizzato un albero natalizio beneaugurante.

BUON NATALE 2018 A TUTTI I GIORNALISTI SPECIALIZZATI E GLI AMICI DI UNAGA.

Anche da parte della Giunta nazionale e dallo staff della Segreteria nazionale di Unaga

NATALE 2018: TRA LE CARNI BIANCHE DELLE FESTE, IL CAPPONE E’ IL PIU’ TRADIZIONALE

di Roberto Zalambani

” Le carni bianche delle feste si confermano un patrimonio autentico della nostra tradizione”. Lo afferma Antonio Forlini Presidente Unitalia (Unione Nazionale Filiere Agroalimentari Carni e Uova).

Tra le preferenze degli italiani spicca il cappone che il blog dell’ Unione (www.vivailpollo.it) aiuta a valorizzare in cucina e non solo. Ecco una sintesi dei tanti consigli proposti.

Si sa che soprattutto in fatto di cibo – commenta Antonio Forlini, Presidente Unaitalia (Unione Nazionale Filiere Agroalimentari Carni e Uova) – gli italiani sono legati alla tradizione e ai prodotti simbolo del nostro patrimonio gastronomico. Carni come il cappone, la faraona, il tacchino e la tacchinella rappresentano perfettamente questo legame con le proprie radici e sono, soprattutto a Natale, ingredienti centrali di tante preparazioni che le famiglie di tutta Italia portano da in tavola da generazioni. Un dato confermato anche dall’andamento del mercato, che negli ultimi 10 anni è rimasto stabile.”

In particolare, le origini del cappone rimandano ai tempi della Grecia antica: i galli venivano castrati per far fronte alle difficoltà pratiche di avere più galli nello stesso pollaio. All’epoca dei romani, a seguito di una legge che impediva di allevare le galline all’interno delle case, i contadini iniziarono ad aggirarla allevando capponi. Ci si accorse poi del gusto delicato ma saporito di questa carne, tanto da essere considerata un prodotto di pregio, come conferma il celebre passo de “I Promessi Sposi” in cui Renzo porta a braccia, in dono all’avvocato Azzeccagarbugli, i “quattro capponi”.

Come tutte le carni bianche, il cappone ha un elevato tenore di proteine ad alto tenore biologico, un contenuto di grassi limitato, con un favorevole profilo di acidi grassi e una ricchezza di nutrienti essenziali come vitamine, minerali e aminoacidi.  Per le sue qualità nutrizionali è perfetto per tutte le fasce di consumatori, dai bambini agli anziani.

“Natal senza Capon, Natal nient bon” recita un detto popolare lombardo. Ed ecco che la carne di cappone ricorre nelle preparazioni della regione: nel Lodigiano era il cappone lesso ripieno ad aprire i secondi il giorno di Natale, intero e non disossato.  Veniva riempito di fegato passato nel burro, pangrattato amalgamato con uovo e grana, prezzemolo e noce moscata. Al padrone di casa spettava il compito di servirlo, maneggiando coltello e forchettone sotto gli occhi ammirati dei commensali. Per contorno sottaceti e verdure dell’orto.  A Mantova a far da padrone il 25 sono gli agnolini in brodo di terza (cappone, manzo e osso bovino), mentre nel veronese il piatto centrale è il sontuoso bollito misto con pearà, una salsa a base di pane raffermo, midollo e burro fresco. In Liguria, invece, si serve lesso con la mostarda (Cappon boggio co-a mostarda).

Scendendo al centro, è il brodo di cappone il protagonista indiscusso dei piatti della tradizione. In Emilia è sinonimo di tortellini, in Romagna di cappelletti mentre a Roma il brodo si dice che “apra lo stomaco”.  Anche in Abruzzo il brodo di cappone è un must. Come si prepara? Il giorno di Natale si fa ricco, con cubetti di cardone, polpettine di carne, il cacio e l’uovo arricchito di rigaglie di pollo. La pasta ideale sono dei quadrucci all’uovo o sottilissimi tagliolini fatti in casa. In Campania il 25 dicembre la minestra invece “si “marita” con la carne (di qui il nome di minestra maritata). Ma il cappone si serve anche freddo, come dimostra una ricetta umbra: la galatina di cappone al tartufo, preparazione nota dalla fine del 1800 quando anche Pellegrino Artusi la inserì nel suo “La Scienza in cucina e l’Arte di mangiare bene.”

Come riconoscere un prodotto di qualità al momento dell’acquisto? È importante prestare attenzione all’aspetto: gli occhi devono essere lucidi e non infossati, il becco e le zampe flessibili, la carne soda e asciutta mentre la pelle deve essere sottile, umida ma non bagnata, liscia ed elastica. Annusandola, poi, deve avere un odore molto leggero, senza sentori rancidi o comunque sgradevoli.

Se si vuole preparare un cappone arrosto si deve prestare attenzione alla cottura: petto e coscia hanno infatti necessità diverse e il rischio è che il petto risulti troppo secco, essendo una carne molto magra. Si consiglia di non cuocere tutto insieme: meglio dividere petto e coscia, è più facile preservare la morbidezza della carne. Il petto si può anche marinare: in questo caso basta lasciare la carne per 12-14 ore in frigo con spezie e yogurt la rende molto più tenera. Se si sceglie il bollito il consiglio è di non immergere la carne nell’acqua fredda: una volta cotta sarà priva si sapore perché tutte le sue componenti saranno finite nel liquido. Meglio allora far bollire l’acqua con sedano e cipolla, per poi aggiungere il cappone e lasciare cuocere lentamente. In questo modo si otterrà un bollito perfetto da servire in insalata con della mostarda, come da tradizione.

Cosa servire insieme al cappone? Le carni avicole delle feste si sposano bene con tutti i prodotti di stagione, dal cavolo alla verza, dall’indivia al cavolfiore.

Rinnovato il CDA del Consorzio per la Tutela del Formaggio Robiola di Roccaverano DOP

Il nuovo Consiglio Direttivo del Consorzio di Tutela Robiola di Roccaverano DOP

La Robiola di Roccaverano DOP

Lunedì 26 novembre 2018, in occasione dell’Assemblea dei soci del Consorzio per la Tutela del Formaggio Robiola di Roccaverano sono stati eletti i consiglieri di amministrazione che porteranno il consorzio fino al novembre del 2021.

4 consiglieri sui 5 uscenti sono stati confermati: Fabrizio Garbarino, che è stato eletto, rieletto presidente del consiglio di amministrazione, Matteo Marconi confermato vicepresidente Loredana Dotta addetta alla Tesoreria e Giovanni Solerio segretario. C’è stata una new entry nella figura di Serena Gallo in rappresentanza dell’Az. Agricola Musolino Giuseppa di Roccaverano.

Un grande ringraziamento per il lavoro svolto va ad  Ulderico Antonioli Piovano  che, dopo tanti anni di impegno prima come presidente e poi come consigliere, ha deciso di non ricandidarsi per potersi dedicare completamente alla propria azienda.

Nella stessa serata sono stati nominati i membri del collegio sindacale e anche qui ci sono alcune importanti novità: alla presidenza il nuovo cda del consorzio ha nominato, come vuole la normativa vigente, il revisore dei conti dottor Fabrizio Mallarino dell’omonimo studio associato dei dottori commercialisti, vicepresidente e revisore supplente il dottor Lorenzo Robino, come altri componenti del collegio: Fabio Vergellato sindaco di Roccaverano in rappresentanza della giunta dell’Unione Montana Langa astigiana Val Bormida, il dottor Piero Roso sindaco di Ponti e vice presidente del Gal Borba e Simone Barbero assessore al turismo del comune di Roccaverano

Durante la serata il presidente Garbarino ha elencato le attività e risultati ottenuti negli ultimi tre anni di gestione ponendo l’accento sulla salute dei conti, sul fatto che 2 aziende anno deciso di entrare nel Consorzio e le tante collaborazioni importanti che hanno costellato questo periodo.

Dagli enti regionali (Regione e Assessorato in primis) e le amministrazioni locali ai consorzi e ai raggruppamenti di eccellenze importanti del territorio come quello della Barbera e dei Vini del Monferrato e l’Assopiemonte Dop IGP.

Queste collaborazioni hanno permesso al consorzio di implementare in maniera considerevole le azioni promozionali e la presenza della Robiola di Roccaverano DOP in eventi importanti sia a livello nazionale che a livello internazionale e nello stesso tempo hanno fatto sì che il consorzio fosse visibile e ben presente nei appuntamenti del territorio di provenienza, in quanto la filosofia che ha animato questi ultimi anni di lavoro e continuerà ad animare l’azione del nuovo CDA sarà di espandersi verso nuovi territori e nuovi orizzonti ma tenendo sempre ben radicati i piedi nel territorio di appartenenza che rendono questo formaggio inimitabile: la Langa astigiana e l’alto Monferrato acquese.

Il consorzio intende continuare a promuovere la qualità della Robiola di Roccaverano DOP fornendo ai produttori soci stimoli sempre più importanti perché sentano la necessità di mantenere e migliorare gli standard qualitativi altissimi già raggiunti e inoltre vuole consolidare ed aumentare questa percezione di qualità del prodotto presso fasce sempre più ampie della popolazione in modo da poter contribuire ad aprire nuovi mercati a migliorare la valutazione economica del prodotto e creare la consapevolezza del fatto che in questo angolo di Piemonte esista un’eccellenza casearia unica al mondo

Per questo fra le varie iniziative che il consorzio tende a organizzare per festeggiare degnamente il quarantennale del riconoscimento della denominazione di origine ce n’è una che ci sta particolarmente a cuore: l’apertura di uno showroom della Robiola di Roccaverano “Rob” nei locali della ex scuola elementare di Roccaverano in piazza Barbero dove gli amanti del nostro territorio, ma soprattutto le persone che hanno conosciuto la Robiola di Roccaverano sulle loro tavole, possono trovare un punto di formazione degustazione e perché no, il punto partenza di una visita guidata delle varie aziende sparse sul territorio in modo da dare una visione tangibile della presenza e dell’importanza che questo prodotto ha per le tradizioni culinarie, la cultura e l’economia del territorio stesso.Le iniziative per 40 anni della DOP saranno diverse e non solo sui luoghi di produzione ma anche sul tutto il territorio regionale a partire da una conferenza stampa di presentazione che si terrà nei primi giorni dell’anno prossimo a Torino in collaborazione con l’assessorato all’agricoltura della Regione Piemonte.

Il consorzio stesso attraverso il proprio ufficio stampa e i vari strumenti di informazione fornirà al più presto a chiunque voglia le indicazioni più precise su come dove quando si svolgeranno gli altri eventi dando comunque appuntamento a tutti e tutte gli amanti del nostro favoloso formaggio per il  29 e 30 giugno 2019 per La Grande Festa della Robiola di Roccaverano DOP diciannovesima Fiera Carrettesca nella splendida cornice della piazza e del Parco del Castello di Roccaverano.

Fabrizio Salce

GOVERNO E STAMPA AGROALIMENTARE ITALIANA: CONSIGLIO NAZIONALE UNAGA A VENEZIA COL SOTTOSEGRETARIO MANZATO

Il Sottosegretario Mipaaf Franco Manzato

Il Presidente UNAGA Roberto Zalambani

I giornalisti UNAGA a Palazzo Ducale

Governo e stampa specializzata, confronto e collaborazione per delineare l’agricoltura dei prossimi vent’anni

Al Consiglio Nazionale di UNAGA (Venezia) il sottosegretario Franco Manzato (Mipaaf) annuncia la preparazione di un piano strategico per le filiere agroalimentari con una visione fino al 2040 e con il coinvolgimento dell’informazione qualificata.

“In arrivo il 100% bio italiano, il futuro è nella qualità”

(Venezia, 1 dicembre 2018) Il ministero delle Politiche agricole e forestali si prepara a realizzare un piano di visione strategica a lungo termine sull’agroalimentare e chiama a raccolta la stampa specializzata, per delineare le scelte che accompagneranno la costruzione della nuova PAC (politica agricola comunitaria). Lo ha affermato il sottosegretario del Mipaaf, Franco Manzato, intervenendo sabato 1 dicembre al Consiglio nazionale di UNAGA, l’unione delle associazioni regionali della stampa specializzata in agricoltura, alimentazione e ambiente (ARGA), gruppo di specializzazione della FNSI-Federazione nazionale della stampa italiana. Il congresso si è tenuto a Venezia, nella sede del sindacato giornalisti del Veneto.

Entro la metà del 2020 – ha affermato Manzato – arriveremo a un documento ufficiale di visione strategica, che ci permetterà di superare i limiti evidenziati da una gestione del Mipaaf precedentemente più dirigenziale che politica. E lo faremo aprendo dai 10 ai 15 tavoli di lavoro dedicati alle specifiche filiere agroalimentari, coinvolgendo chi opera all’interno delle stesse e chi, come la stampa specializzata, ne ha piena conoscenza. Ora che a Bruxelles prenderà forma la nuova politica agricola europea, come governo abbiamo la responsabilità di ridisegnare un futuro guardando da qui ai prossimi 15-20 anni”.

In particolare, Manzato ha preannunciato una maggiore rigidità sulla disciplina dei prodotti da agricoltura biologica, a tutela del consumatore e della trasparenza nelle informazioni offerte al mercato, fino a inserire il marchio del 100% biologico italiano. Ha preannunciato una politica nazionale per la rottamazione dell’attuale parco macchine agricole, mirata ad aumentare gli incentivi (“L’obiettivo è quello di salvare vite umane”, ha sottolineato Manzato). Ha posto l’accento sulla necessità di puntare all’alta qualità delle produzioni agricole perché, data la morfologia territoriale italiana e le dimensioni limitate del territorio, non è più ipotizzabile una competizione basata sulle quantità e sul prezzo.

Le parole di Manzato sono state accolte con particolare favore dal Consiglio UNAGA e dai rappresentanti del sindacato presenti a Venezia, auspicando che possano costituire l’inizio di una nuova fase nei rapporti tra governo e mondo dell’informazione.

Roberto Zalambani, presidente di UNAGA, ha evidenziato il ruolo fondamentale dei gruppi di specializzazione all’interno della categoria, con il contributo offerto volontariamente e gratuitamente dalle ARGA nei territori regionali e interregionali per i corsi di formazione professionale obbligatoria rivolti ai colleghi affinché, nell’ambito agroalimentare e ambientale, l’informazione sia sempre più corretta e puntuale. UNAGA ha inoltre auspicato, per voce del segretario nazionale Giampaolo Girelli, l’avvio di una collaborazione con altri ordini professionali, viste le recenti esperienze positive con gli ordini degli avvocati e degli agronomi.

La scelta di Venezia come sede per il Consiglio nazionale è stata l’occasione per ricordare i danni recentemente inferti dal maltempo al patrimonio forestale del Veneto e dell’intero Nordest d’Italia, e occorreranno anni di lavoro per riportare la situazione al precedente livello. Mimmo Vita, past president UNAGA e a capo dei Comitato scientifico, ha presentato un piano di collaborazione con PEFC Italia, istituto di certificazione forestale, mirato a riutilizzare il legname reso disponibile dai fatti per la lavorazione dei mobili, settore dove l’Italia è leader qualitativo in Europa, con il lancio di un logo specifico pensato per identificare il prodotto recuperato dal disastro naturale.

Al Consiglio UNAGA è intervenuto il Sindacato giornalisti del Veneto, rappresentato dalla segretaria generale Monica Andolfatto. Sono inoltre pervenuti i saluti da parte del sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro, del presidente della giunta regionale del Veneto, Luca Zaia, del sottosegretario al ministero dell’Ambiente, Vannia Gava, e del neoeletto presidente di ENAJ (associazione europea della stampa agricola), Hans Siemes.

Un saluto particolare è arrivato dal presidente dell’Ordine nazionale dei giornalisti, Carlo Verna, con il ricordo di Gianpaolo Necco, decano dell’informazione agricola e di ARGA Campania, recentemente scomparso.

Il Consiglio Nazionale di UNAGA, nel pomeriggio ha proseguito i propri lavori presso la sede veneziana di ANBI Veneto, con un intermezzo di pranzo-degustazione organizzato e servito da Rete Wigwam. Messe in tavola alcune eccellenze delle tipicità enogastronomiche della Regione Veneto tra le quali, lo stoccafisso mantecato e le sarde in saòr di Agostini Elio di San Martino di Lupari (Pd), i bigoli di pasta fresca al sugo di salsiccia di Pastificio Artusi di Casalserugo (Pd), gli gnocchi di patata conditi con pesto di insalata di Lusia IGP di SoPronto di Quinto di Treviso (Tv), il Lardo della Saccisica e i Dolcetti di Pontelongo del Consorzio I Buoni Convivi di Piove di Sacco (Pd).

Il Consiglio nazionale UNAGA all’ANBI Veneto

I prodotti del Veneto della degustazione

I giovani volontari Wigwam del servizio

 

Danimarca: Lisa Bellocchi, confermata Vice Presidente europea della stampa agroalimentare ENAJ

Lisa Bellocchi, riconfermata Vicepresidente ENAJ

(Venezia, 1 dicembre 2018) Agricoltura, Lisa Bellocchi confermata vice presidente europea della stampa specializzata ENAJ. La giornalista e presidente di Arga Interregionale (Emilia Romagna, Marche, Umbria, RSM) affiancherà nei prossimi tre anni il neo eletto presidente, l’olandese Hans Siemes. La nomina è stata ufficializzata oggi al Consiglio nazionale di Unaga, svoltosi a Venezia.

La giornalista italiana Lisa Bellocchi è stata confermata vice presidente di ENAJ, lo European Network of Agricultural Journalists, che raggruppa le associazioni nazionali dei giornalisti specializzati in agricoltura di 22 Paesi. L’elezione è avvenuta nei giorni scorsi a Herning (Danimarca) nell’ambito di Agromek la più importante fiera del settore primario del Paesi Scandinavi ed è stata comunicata oggi a Venezia, presso la sede del sindacato giornalisti del Veneto, nel corso del Consiglio nazionale di UNAGA, associazione della stampa agroalimentare e ambientale aderente a Fnsi e che rappresenta l’Italia in sede europea.

L’assemblea elettiva di ENAJ di Herning si è conclusa con la nomina di un nuovo presidente. Hans Siemes, olandese, subentra a Katharina Seuser, giornalista tedesca che ha presieduto l’associazione europea nel periodo 2016-18

Lisa Bellocchi, presidente di Arga interregionale di Emilia Romagna, Marche, Umbria e Repubblica di San Marino e referente di Unaga per i rapporti internazionali, rappresentava già l’Italia nel Consiglio di Enaj e nell’Esecutivo di Ifaj, la Federazione mondiale dei giornalisti agricoli.

L’Italia è sinonimo di bello e di buono perciò, nell’occasione il giornalista specializzato sui temi del food & wine oltre che chef Efrem Tassinato, componente della giunta nazionale di UNAGA e Presidente di Rete Wigwam, anch’egli delegato italiano al Congresso europeo di ENAJ, ha presentato e fatto degustare ai colleghi della stampa europea

una piccola selezione di prodotti tipici italiani, composti da Olio extravergine di Oliva dei Colli Euganei Bio e DOP “Brecà”, Stoccafisso mantecato alla veneziana “Agostini Elio”, Dolcetti di Pontelongo “I Burci” ed infine, Vino Greco di Bianco DOC Passito “Antonio Caridi”.

Il nuovo consiglio direttivo di ENAJ con al centro Lisa Bellocchi (Vicepresidente) con, alla sinistra Efrem Tassinato e alla destra Hans Siemes (Presidente)

Il nuovo Consiglio europeo dei giornalisti agroalimentari di ENAJ

  • BELGIUM  (Jef VERHAEREN)
  • CROATIA  (Vedran STAPIC)
  • FRANCE  (Yanne BOLOH)
  • GERMANY (Katharina SEUSER)
  • HOLLAND (Hans SIEMES)
  • IRELAND (Damien O’REILLY)
  • ITALY (Lisa BELLOCCHI)
  • SWITZERLAND (Adrian KREBS)
  • UK (Adrian BELL)

 

1 DICEMBRE 2018 A VENEZIA: SI SVOLGE IL CONSIGLIO NAZIONALE DI UNAGA

Il Consiglio Nazionale UNAGA, al centro il presidente Roberto Zalambani

Sarà la sede del Sindacato Giornalisti Veneto a Venezia ad ospitare, sabato 1 Dicembre prossimo dalle ore 10:00, la sessione mattutina del Consiglio UNAGA (Unione Nazionale Associazioni Giornalisti Agricoltura, Alimentazione, Ambiente, Territorio, Foreste, Pesca, Energie Rinnovabili), gruppo di specializzazione della Fnsi presieduto da Roberto Zalambani e  rappresentato in Veneto da ARGAV, presieduta da Fabrizio Stelluto.

Ai lavori, che si terranno per la prima volta a Venezia, hanno già confermato la presenza, Franco Manzato (Sottosegretario Politiche Agricole Alimentari Forestali e Turismo) e Monica Andolfatto (Segretario Sindacato Giornalisti Veneto). Nel pomeriggio, il Consiglio Nazionale proseguirà nella sede di ANBI (Associazione Nazionale Consorzi Gestione Tutela Territorio ed Acque Irrigue) Veneto.

La sede di ANBI Veneto ospiterà anche un pranzo-degustazione organizzato da Rete Wigwam con prodotti selezionati di aziende di Comunità Locali venete (Pastificio Artusi, SoPronto, Agostini Elio, Consorzio I Buoni Convivi) con assaggi di bigoli di pasta fresca al sugo di salsiccia, gnocchi di patata al pesto di insalata di Lusia IGP, stoccafisso mantecato e sarde in saòr, vini veneti. E un inserto di Sud Italia con il Vino Greco di Bianco DOC passito dell’Azienda Agricola Antonio Caridi di Samo di Calabria. Sempre presso ANBI sarà inoltre allestita la mostra fotografica sul progetto di educazione ambientale per i bambini “La cultura del fosso”.

Per il dopo Consiglio, i partecipanti saranno accompagnati da Giovanni Cecconi, Linkman della Wigwam Comunità Locale Venezia e Coordinatore Internazionale sui Cambiamenti Climatici di Rete Wigwam in una passeggiata a Ca’ Sagredo e Rialto,  e i  luoghi di Galileo con i cibi  dell’Aretino. Con  brindisi di benvenuto presso il nuovo punto vendita I&S Farm di prodotti biologici dagli orti del’Isola di S.Erasmo, visita a Cà Sagredo, cena in una tipica osteria veneziana.

All’arrivo del venerdì sera, invece, i partecipanti da tutta Italia saranno ospiti di Confartigianato Imprese Veneto per un momento conviviale di benvenuto.

 

BIODISTRETTO DEI COLLI EUGANEI. CONVERS(AZ)IONE VERSO IL BIOLOGICO: COORDINA MIMMO VITA

 Biodistretto dei Colli Euganei

Venerdì 30 Novembre  ore 14:30

Sede: Tenuta Costigliola, v. Rialto, 62, Rovolon PD

Convers(az)ione verso il Biologico” è l’intrigante titolo pensato per questo workshop, in agenda venerdì 30 Novembre pv, alle ore 14:30 presso la Tenuta Costigliola (via Rialto, 62, Rovolon, PD), organizzato dal Biodistretto dei Colli Euganei, con la collaborazione del biodistretto BioVenezia, e Territori Bio e il patrocinio del Collegio dei periti agrari e laureati della provincia di Padova. Eloquente il sottotitolo: le sperimentazioni in atto, le varietà resistenti e l’importanza del biologico nel territorio, che ricordiamo è Parco Naturale regionale.

Si affronteranno, attraverso numerose relazioni, le funzionalità del progetto Territori Bio: e-ticketing e il manuale sull’agroecologia; il ruolo del Biodistretto, strada ideale per uno sviluppo ecosostenibile del territorio; l’importanza del bio territoriale nella riduzione del rame nella viticoltura bio; la difesa fitosanitaria in viticoltura biologica: esperienze in Trentino e l’utilizzo del rame nella Venezia centro-orientale; le esperienze tecniche 2018 e le prove di difesa fitosanitaria del bacino euganeo; Mercato Biologico e Biodistretti: il trend nei consumi e le produzioni agricole locali; infine le buone pratiche biologiche per la collettività.

Tra i molti relatori l’Assessore regionale Giuseppe Pan, Daniele Piccinin e Marco Sambin, Presidenti del Biodistretto della Venezia centro-orientale e Biodistretto dei Colli Euganei, Luisa Mattedi (Fondazione Edmund Mach), Luca Rossetto e Giulietta De Biasi, (Università di Padova). Coordina Mimmo Vita (C. Ufficio Stampa Veneto Agricoltura).

 

A SORI (GE): FATTORE COMUNE, IL SUCCESSO DELLA SECONDA EDIZIONE. UNAGA HA PRESENZIATO

Il convegno

La salsiccia di Bra

Fattore Comune – Quando il prodotto è sinonimo di territorio

Grande successo anche per la seconda edizione di “Fattore Comune” il progetto nato come evento mirato a sviluppare sinergie tra quelle eccellenze italiane, tutelate dall’Unione Europea, che vantano la protezione accordata alla denominazione dei rispettivi Comuni da cui provengono.

A organizzare il momento di promozione dei prodotti Il Consorzio della Focaccia di Recco col formaggio unitamente al patrocinio del Ministero della Politiche Agricole, Alimentari, Forestali e del Turismo, della Regione Liguria, Comune di Recco, Camogli, Sori e Avegno e Camera di Commercio di Genova.

Per UNAGA ha presenziato Fabrizio Salce.

La prima edizione di “Fattore Comune” si è indubbiamente rivelata come una importante occasione d’incontro per produttori, Consorzi, Amministrazioni e Istituzioni, durante la quale presentare e raccontare i percorsi fatti, i risultati e gli obiettivi raggiunti, un vero laboratorio di esperienze e nuove idee.

Vi presero parte lo scorso anno alcune denominazioni come il Lardo di Arnad DOP della Valle d’Aosta, la Robiola di Roccaverano DOP del Piemonte, i Maccheroncini di Campofilone IGP della Marche, il Prosciutto di Norcia IGP dell’Umbria, il Pane di Genzano IGP del Lazio e naturalmente la Focaccia di Recco col formaggio IGP della Liguria.

Prodotti e luoghi sempre più apprezzati dal vasto pubblico di appassionati delle eccellenze agroalimentari di grande qualità e di quella forma di turismo enogastronomico diventato oggi uno dei mezzi di promozione turistica più importanti per il nostro paese.

Anche quest’anno “Fattore Comune” ha avuto come cornice il delizioso teatro di Sori (GE) ed è stato sviluppato in due momenti di dibattito. Il primo, dedicato alla tutela e ai controlli per le produzioni di qualità in difesa del consumatore, ha visto protagonisti il Dr. Luigi Polizzi del Ministero della Politiche Agricole, Alimentari, Forestali e del Turismo, il Ten. Col. Mario Fiordaliso del reparto per la tutela Agroalimentare dei Carabinieri, il Dr. Giovanni Govi dell’Istituto Controllo Qualità e Repressione Frodi e Silvano Zaccone in rappresentanza di Slow Food.

A seguire, sempre per la prima fase dell’incontro, sono scesi in campo i prodotti ospiti all’edizione 2018. Il Barolo DOCG e il Bra duro e tenero DOP per il Piemonte, il Puzzone di Moena DOP per il Trentino Alto Adige, il Lardo di Colonnata IGP per la Toscana, i Funghi di Borgotaro IGP per l’Emilia Romagna e naturalmente la Focaccia di Recco col formaggio IGP indiscussa padrona di casa. La conduzione dei dibattiti è stata affidata a Federico Quaranta (Linea Verde – Decanter).

I prodotti sono stati rispettivamente accompagnati da: Renata Bianco Sindaco di Barolo, Stefano Pesci Consorzio Barolo, Franco Biraghi Presidente Consorzio Bra, Andrea Morandini Caseificio Sociale di Moena e Predazzo, Fausto Guadagni Larderia Guadagni, Antonio Mortali Consorzio Fungo Borgotaro, Mario Marini Chef, Gian Luca Buccilli Vicesindaco Recco, Maura Macchiavello Presidente Consorzio Focaccia di Recco.

La seconda fase dell’evento è stato il momento conviviale organizzato presso uno dei ristoranti associati al Consorzio della Focaccia di Recco all’interno del quale sono stati allestiti gli spazi dedicati ad ognuno dei prodotti DOP e IGP presenti e ad alcune eccellenze liguri grazie al Consorzio Olio Extravergine Riviera Ligure DOP, al Consorzio Basilico Genovese DOP e all’Enoteca Regionale di Liguria con i relativi banchi di assaggio.

Anche quest’anno alla manifestazione hanno preso parte giornalisti di varie testate di settore e non, così come molte sono state le attività di ristorazione e commerciali del territorio che hanno offerto il loro contributo. Un evento di successo, ben organizzato e di indiscusso valore culturale e promozionale. Un grazie particolare al Consorzio della Focaccia di Recco, a Daniela e Lucio Bernini. Continuare così è di buon gusto.

www.focacciadirecco.it

ARGA FVG: LA NATURA CHE CAMBIA, L’EQUILIBRIO AMBIENTALE CHE VA MANTENUTO

Ambiente: Natura da vivere perché cambia ed evolve secondo dinamiche che vanno oltre la percezione del tempo dell’uomo

Raggiungere un luogo votato alla valorizzazione dell’ambiente naturale in un bosco ceduo che ha rilasciato al suolo un prezioso manto di foglie multicolori, e tinge il paesaggio di giallo brillante, ocra, rosso intenso. L’incipit autunnale ideale per raggiungere il sito di un corso che mira ad approfondire la comunicazione delle ‘ricchezze e delle bellezze della montagna per la sua valorizzazione’. Evento, che ha consentito di raccogliere elementi e spunti importanti, sia a livello formativo che come contributi alla ricerca, per poter comprendere il mondo nel quale viviamo. Poterne trasmettere le carature, e individuare le ipotesi per una corretta e completa fruizione. Senza distorsioni ideologiche, preconcetti, la presunzione di saper interpretare le dinamiche della natura sul nostro territorio, e per estensione, sul nostro pianeta. Il corso, che si è rivelato un seminario scientifico arricchito da contributi specialistici, è nato dalla collaborazione dell’Associazione regionale della stampa agricola, agroalimentare, dell’ambiente e territorio, e della sezione regionale di Italia Nostra, con l’Ordine dei giornalisti. Sede: il centro visite dell’Azienda faunistico venatoria Monterossa Candolini-D’Orlandi, a Pradis di Clauzetto (Pn). Il primo intervento, di Marco Buzziolo, già vicecaporedattore della Rai di Trieste, ha consentito di ripercorrere il rapporto tra l’uomo e la caccia, dalle origini, dal ritrovamento dei primi graffiti, ai giorni nostri. Un’attività in forte contrazione, visto che da un milione e 700 mila nel 1980, pari al 3 per cento della popolazione, i cacciatori si sono ridotti oggi a meno di 500 mila. Ma ha posto anche l’accento sul fatto che l’ambiente naturale che conosciamo, per esempio i boschi e le pinete, spesso non sono entità assolute e immutabili, e non rappresentano certo lo scenario, il paesaggio che vedevano gli antichi. Anche nella zona dove si è tenuto il corso, nella vicina Pielungo, dove c’è il Castello Ceconi, la pineta è tutta artificiale perché vi fu stata impiantata nell’800 per ridurre il rischio di frane e smottamenti. In altre zone, è frutto della riappropriazione da parte della natura di terreni abbandonati dall’uomo. Così come il fiume Stella, che originariamente presentava acque di risorgiva cristalline, che oggi non sono più tali. Il territorio, nel Friuli Venezia Giulia, è lavorato da millenni da parte dell’uomo. Che, anche allora, pur senza l’ausilio della tecnologia e del progresso innovativo, pensava come fa ai nostri giorni. Gli antichi realizzavano i castellieri, che si ritrovano in molte parti del Friuli, e disboscavano le aree circostanti per destinarle all’agricoltura. Mentre ai legionari romani reduci dalla guerra venivano assegnate le centurie, appezzamenti rettangolari che ancor oggi si riconoscono sul terreno volando sulle nostre pianure. Quindi, la terra è lavorata da sempre, anche le apparentemente antiche zone boscate, e secondo Buzziolo, chi parla oggi di natura incontaminata nella comunicazione giornalistica, inconsapevolmente, ma non per questo incolpevolmente, riferendosi a qualsiasi ambiente europeo con rare eccezioni, emette la cosiddetta ‘Fake news’. Che è una notizia infondata e non controllata. Mentre, ha aggiunto Buzziolo citando Lorenz, un noto naturalista, ‘a estinguere una specie non è il predatore che uccide, bensì il competitore’. Sul concetto di paesaggio si è poi soffermato Gabriele Cragnolini, referente per il Friuli Venezia Giulia di Italia Nostra, agronomo e forestale. Cragnolini, ha ricordato che per Italia Nostra, sodalizio ambientalista nato oltre trent’anni fa, il ‘paesaggio è il volto amato della Patria’. E se per il consumo del suolo, il Friuli Venezia Giulia è tra le regioni meno virtuose, per quanto attiene alla Superfice in metri quadrati delle aree artificiali, ovvero dei terreni dove il suolo è occupato, è al primo posto tra le regioni italiane. Questo dato è però determinato dal fatto che in una realtà di un milione e 200 mila abitanti, come il FVG, lo sviluppo verticale delle abitazioni e degli uffici è molto limitato. Inoltre, in 150 anni, cioè dall’unità d’Italia, nel nostro Paese sono stati persi 10 milioni di terreni agricoli. Ciò, nonostante dal 1948 la Costituzione della Repubblica Italiana tuteli il paesaggio: l’articolo 9 recita che la Costituzione ‘Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione. Mentre l’Unione europea, nella Convenzione europea del paesaggio, ricorda che esso ‘designa una determinata parte di territorio, così come è percepita dalle popolazioni, il cui carattere deriva dall’azione di fattori naturali e/o umani e dalle loro interrelazioni’. Gianluigi D’Orlandi, agronomo, giornalista, amministratore, ha poi spiegato che cos’è un’azienda faunistico venatoria. Monterossa, alcune centinaia di ettari di superfice, originariamente era una cava di pietra, dalla quale si ricavavano i materiali per realizzare le scogliere nell’area veneziana. Oggi, con l’utilizzo di una foresteria allestita da D’Orlandi in un vecchio fabbricato abitativo, ed entro breve con la destinazione ad agriturismo di una casa già anticamente abitata situata nel bosco e in cima alla montagna, quest’area, che si è ripopolata di fauna selvatica, sarà destinata al turismo naturalistico e ambientale. L’azienda faunistico venatoria, opportunamente adeguata per favorire l’osservazione degli animali, si è ripopolato con varie specie, anche rare. Per questo, si presenta come un sito particolarmente attraente sotto il profilo naturalistico. Carlo Morandini, presidente di Arga FVG, presenti anche il Segretario generale nazionale dell’Unaga, Gian Paolo Girelli, e il vicepresidente regionale dell’Ordine dei giornalisti, Amos D’Antoni, il quale aveva introdotto i lavori, dopo che i relatori hanno risposto alle domande dei presenti, ha quindi tirato le fila della mattinata. Ricordando che in una società che cambia con velocità esponenziale, il giornalista deve essere sempre dubbioso. E verificare con scrupolo le proprie fonti. Perché svolge un ruolo molto importante per assicurare una corretta percezione delle problematiche ambientali del territorio e degli aspetti che caratterizzano il paesaggio e le sue carature. Ecco perché la formazione dei giornalisti è importante in questo settore, in quanto dal confronto con esperienze e valutazioni di altri colleghi, discende la capacità di apprezzare, conoscere, vagliare, difendere le bellezze della natura che spesso sono insite anche nei cambiamenti, ciclici, che nel tempo, da misurare ben oltre quello percettibile dall’uomo, hanno modificato l’aspetto e la vivibilità del nostro pianeta, ma anche del nostro territorio di prossimità. Si pensi alla Groenlandia: terra verde. Così chiamata dagli antichi perché evidentemente era ricoperta di vegetazione o foreste. Oggi è invasa dai ghiacci che si stanno sciogliendo… E’ seguita la visita al territorio dell’Azienda faunistico venatoria Monterossa. È stata raggiunta la limitrofa area carsica che è caratterizzata dalla presenza di rocce calcaree e di carbonato di calcio, permeabili alle acque, mentre nel sottosuolo vi sono grotte e cavità. Ma anche la sommità del Monterossa, sulla quale si trova l’edificio che sarà destinato ad accogliere gli agrituristi. E dalla quale si domina il paesaggio della pianura friulana, fino alla riviera e al mare.